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L'uomo che non ha alcuna musica dentro di sé, che non si sente commuovere dall'armonia di dolci suoni, è nato per il tradimento, per gli inganni, per le rapine. I motivi del suo animo sono foschi come la notte: i suoi appetiti neri come l'erebo. Non vi fidate di un siffatto uomo. Ascoltate la musica. (William Shakespeare "Il mercante di Venezia")

   
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Sigmund Freud

Introduzione alla Psicoanaisi

Volume primo
PRIMA SERIE DI LEZIONI

PREFAZIONE

Ciò che presento qui al pubblico come "Introduzione alla psicoanalisi" non vuole in alcun modo entrare in competizione con le già esistenti esposizioni generali di questo ramo del sapere (1). Si tratta della fedele riproduzione di lezioni da me tenute nei due semestri invernali 1915-16 e 1916-17 dinanzi a un uditorio composto da medici e profani di entrambi i sessi. Tutte le particolarità destinate a sorprendere i lettori di questo libro si spiegano con le condizioni in cui esso ebbe origine. Non era possibile conservare nell'esposizione la fredda calma di una dissertazione scientifica; l'oratore dovette anzi proporsi di non lasciar ristagnare l'attenzione degli ascoltatori dato che le lezioni duravano quasi due ore. Per motivi contingenti si rese inevitabile ripetere la trattazione di uno stesso argomento, affrontandolo per esempio una prima volta in rapporto all'interpretazione dei sogni e poi ancora in rapporto ai problemi delle nevrosi. La disposizione della materia fece anche sì che alcuni temi importanti, come ad esempio quello dell'inconscio, non potessero venire trattati esaurientemente in un unico punto, ma dovessero essere ripresi e abbandonati varie volte, nell'attesa che si presentasse una nuova occasione per aggiungere qualcosa alla loro conoscenza . Chi ha familiarità con la letteratura psicoanalitica troverà in questa "Introduzione" poche cose di cui non potrebbe venire a conoscenza da altre pubblicazioni assai più particolareggiate. Pure, un bisogno di compiutezza e di sintesi ha costretto l'autore ad avvalersi per alcuni punti (l'etiologia dell'angoscia, le fantasie isteriche) anche di materiale finora non divulgato.

FREUD
Vienna, primavera 1917

NOTE:
HITSCHMANN, Freuds Neurosenlehre (Vienna, seconda edizione 1913); O. PFISTER, Die psychoanalytische Methode (Lipsia e Vienna 1913); L. KAPLAN, Grundzüge der Psychoanalyse (Vienna 1914); E. REGIS e H. HESNARD, La psychoanalyse des névroses et des psychoses (Parigi 1914); A. F. MEIJER, De Behandeling van Zenuwzieken door Psycho-Analyse (Amsterdam 1915).

 

Lezione 1 - INTRODUZIONE

Signore e Signori, non so quanto ognuno di voi sappia sulla psicoanalisi dalle sue letture o per sentito dire. Sono comunque obbligato dalla formulazione letterale del programma annunciato "Introduzione elementare alla psicoanalisi" - a trattarvi come se non ne sapeste nulla e aveste bisogno di una prima informazione. Posso, tuttavia, presupporre quanto meno che voi sappiate che la psicoanalisi è un procedimento per il trattamento medico delle malattie nervose, e quindi darvi subito un esempio di come in questo campo parecchie cose procedano in modo diverso, spesso addirittura opposto, che altrove nella medicina. Altrove, quando sottoponiamo un malato a una tecnica medica a lui nuova, siamo soliti svalutargliene gli inconvenienti e fargli rassicuranti promesse circa i risultati del trattamento. Ritengo che ne abbiamo il diritto, perché con questa condotta aumentiamo le probabilità di successo. Quando invece prendiamo un nevrotico in trattamento psicoanalitico, ci comportiamo diversamente.

Gli prospettiamo le difficoltà del metodo, la sua lunga durata, gli sforzi e i sacrifici che esso costa e, per quanto concerne il risultato, diciamo di non poterglielo promettere con certezza, che esso dipende dal suo comportamento, dalla sua comprensione, dalla sua docilità, dalla sua perseveranza. Per comportarci in modo apparentemente così assurdo, abbiamo naturalmente i nostri buoni motivi, di cui forse in seguito potrete rendervi conto. Non abbiatevene dunque a male se all'inizio vi tratterò in modo simile a questi malati nevrotici. In fondo, vi sconsiglio di venire ad ascoltarmi la prossima volta. In accordo con tale intento, vi prospetterò le imperfezioni inevitabilmente connesse con l'insegnamento della psicoanalisi e le difficoltà che si oppongono all'acquisizione da parte vostra di un giudizio personale in proposito. Vi mostrerò come tutto l'indirizzo della vostra precedente formazione e tutte le vostre abitudini mentali debbano inevitabilmente rendervi avversari della psicoanalisi, e quanto resti da superare in voi stessi per aver ragione di questa avversione istintiva.

Non posso naturalmente predirvi quale profitto per la comprensione della psicoanalisi trarrete dalle mie comunicazioni, ma vi assicuro che il loro ascolto non potrà insegnarvi a intraprendere un'indagine o a eseguire un trattamento psicoanalitico. Se poi tra voi dovesse trovarsi qualcuno che non si sentisse soddisfatto di un simile contatto fuggevole con la psicoanalisi ma volesse entrare con essa in una relazione durevole, non solo lo sconsiglierei, ma lo metterei in guardia in modo specifico. Allo stato attuale delle cose egli si distruggerebbe, con una simile scelta professionale, ogni probabilità di successo universitario e, se entrasse nella vita come medico praticante, si troverebbe in una società che non comprende i suoi sforzi, considera con diffidenza e ostilità chi li compie e gli sguinzaglia contro tutti gli spiriti maligni che covano in lei. Forse proprio i fenomeni concomitanti della guerra che infuria oggi in Europa possono darvi un'idea di quanto questi spiriti maligni siano numerosi.

C'è tuttavia un buon numero di persone per le quali tutto ciò che può diventare un nuovo elemento di conoscenza mantiene, nonostante questi inconvenienti, le sue attrattive. Se alcuni di voi sono di questa tempra e vorranno ripresentarsi qui la prossima volta, non curandosi dei miei ammonimenti, saranno i benvenuti. Tutti, però, avete il diritto di apprendere in cosa consistano le difficoltà della psicoanalisi cui ho accennato. Comincerò con le difficoltà dell'insegnamento, dell'addestramento nella psicoanalisi. Nell'insegnamento della medicina siete stati abituati a vedere. Vedete il preparato anatomico, il precipitato nella reazione chimica, l'accorciamento del muscolo come risultato della stimolazione dei suoi nervi. Più tardi viene presentato ai vostri sensi l'ammalato, i sintomi del suo male, gli esiti del processo morboso, in numerosi casi persino gli agenti della malattia allo stato puro.

Nelle discipline chirurgiche siete testimoni degli interventi con i quali si presta aiuto al malato, e potete tentarne voi stessi l'esecuzione. Anche nella psichiatria la presentazione del malato, con la sua mimica alterata, il suo modo di parlare e il suo comportamento, vi forniscono una quantità di osservazioni che lasciano in voi impressioni profonde. Così il docente di medicina svolge prevalentemente la parte di una guida e di un commentatore che vi accompagna attraverso un museo mentre voi ottenete il contatto immediato con gli oggetti e siete certi che la vostra convinzione dell'esistenza dei nuovi fatti sia frutto della vostra percezione

   
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