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L'uomo che non ha alcuna musica dentro di sé, che non si sente commuovere dall'armonia di dolci suoni, è nato per il tradimento, per gli inganni, per le rapine. I motivi del suo animo sono foschi come la notte: i suoi appetiti neri come l'erebo. Non vi fidate di un siffatto uomo. Ascoltate la musica. (William Shakespeare "Il mercante di Venezia")

   
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Lev Nikolaevic Tolstoj

Confessione

 

Sono stato battezzato e educato nella fede cristiana ortodossa. Me la insegnarono fino dall'infanzia e durante tutto il periodo della adolescenza e della prima giovinezza. Ma quando, a diciotto anni, abbandonai l'università al secondo corso, io non credevo ormai più a nulla di quello che mi avevano insegnato. A giudicare da alcuni ricordi, non ho neanche mai creduto seriamente, avevo soltanto fiducia in quello che mi insegnavano e in quello che professavano davanti a me i grandi; però quella fiducia era molto vacillante. Quando avevo undici anni, un ragazzo, che è morto da molto tempo, Volondin'ka M., il quale studiava in un ginnasio, venendo a passare una domenica da noi ci annunziò, come ultima novità, la scoperta che aveva fatto al ginnasio. La scoperta consisteva in questo, che Dio non c'è e che tutto quel che ci insegnano non sono altro che frottole (questo accadeva nel 1838).

Ricordo che i miei fratelli maggiori si interessarono a questa novità e chiamarono a consulto anche me. Noi tutti, ricordo, ci animammo molto e accogliemmo questa notizia come qualcosa di molto interessante e di possibilissimo. Ricordo anche che, quando mio fratello maggiore Dimitrij, mentre era studente all'università, improvvisamente, con la passionalità propria della sua natura, abbracciò la fede e cominciò ad assistere a tutti i servizi divini, a digiunare, a condurre una vita pura e morale, noi tutti, e anche i più anziani, in continuazione lo mettevamo in ridicolo e, chi sa poi perché, lo soprannominammo Noè. Ricordo come Musin-Puskin, allora curatore dell'università di Kazan', avendoci invitati a casa sua a ballare, beffardamente cercasse di convincere mio fratello, che si rifiutava, con l'argomento che anche David aveva danzato dinnanzi all'arca. Io simpatizzavo allora con questi scherzi dei più anziani e ne traevo la seguente conclusione: studiare il catechismo è necessario, andare in chiesa è necessario, ma non bisogna prendere tutto ciò troppo sul serio.

Ricordo ancora che, molto giovane, leggevo Voltaire e che le sue irrisioni non solo non mi ripugnavano, ma anzi mi divertivano molto. Il mio distacco dalla fede avvenne in me così come avveniva ed avviene ora nelle persone del nostro tipo di cultura. Esso, mi sembra, nella maggioranza dei casi avviene così: gli uomini vivono come vivono tutti, e tutti vivono fondandosi su princìpi che non solo non hanno nulla in comune con la dottrina della fede, ma che per lo più sono contrari ad essa; la dottrina della fede non ha una sua parte nella vita, e nelle relazioni con le altre persone non accade mai di imbattersi in essa, così come nella nostra vita non ci accade mai di consultarla; la dottrina della fede viene professata in un qualche luogo, lontano dalla vita e indipendentemente da essa. Se ci troviamo ad avere a che fare con essa, è soltanto come con un fenomeno esterno, non collegato con la vita.

Dalla vita di un uomo, dalle sue azioni, oggi come anche allora, non si può in alcun modo venire a sapere se egli è credente o no. Seppure vi è una differenza tra coloro che manifestamente professano l'ortodossia e coloro che la negano, essa non è certo a favore dei primi. Come oggi anche allora la dichiarata accettazione e professione dell'ortodossia per lo più si riscontrava in persone ottuse, crudeli e immorali, e che si ritenevano molto importanti. Mentre l'intelligenza, l'onestà, la rettitudine, la coscienza morale per lo più si incontravano in persone che si riconoscevano non credenti. Nelle scuole insegnano il catechismo e mandano gli allievi in chiesa: ai funzionari chiedono attestati di frequenza alla comunione. Ma un uomo della nostra cerchia che non studia più, e che non si trova a prestar servizio statale, anche oggi, ma ancor più in passato poteva aver vissuto decine d'anni senza ricordarsi neppure una volta di vivere in mezzo a dei cristiani e di essere egli stesso considerato uno che professa la fede cristiana ortodossa. È così che oggi, come in passato, la dottrina della fede, accettata sulla fiducia e sostenuta da pressione esterna, a poco a poco si esaurisce sotto l'influenza di conoscenze e di esperienze di vita antitetiche alla dottrina stessa, e un uomo molto spesso vive a lungo immaginandosi che sia integra in lui quella dottrina della fede che gli è stata comunicata fin dall'infanzia, mentre da tempo non ve n'è più alcuna traccia.

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