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sound by Jbgmusic
   
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Invito alla musica

Un libro che voglia servire di itinerario a chi desideri accostarsi alla Musica, penetrarne i segreti e gustarne le bellezze porta con sè difficoltà d'indole pratica insormontabili. Se il libro, com'è ovvio che sia, si indirizza ai profani, una delle difficoltà consiste nel volgarizzare concetti e nozioni della storia musicale schivando l'eccessivo scolasticismo tecnico e l'inerente pedanteria. L'altra difficoltà è quella dell'esemplificazione: in un libro riguardante le arti figurative l'esemplificazione può essere fatta con fotografie di quadri, statue, architetture, magari con tricromie. Con questo mezzo si riesce a dare una visione complessiva delle opere d'arte, e se si tratta di quadri riprodotti in tricromia, ci si avvicina abbastanza alla realtà. 

Non così è per le riproduzioni musicali: esse non possono darci che esigui frammenti di composizioni, mai una visione totale. E poi... anche i frammenti saranno accessibili soltanto a chi legge la scrittura musicale, a chi suona un istrumento, e, nei casi più complessi, a chi può impadronirsi a occhio di una «partitura». Per il profano, ed è questi che noi vorremmo condurre per le vie della Musica fino al godimento di essa, la scrittura musicale è lettera morta. Occorre perciò girare l'ostacolo tentando di spiegargli a parole ciò che non possiamo mettergli sott'occhio nella sua veste semiografica.

 

Invito all'opera

Chi riuscirà mai ad ottenere che gli scrittori di Storie letterarie non dicano nei loro manuali che il melodramma è una creazione della «Camerata fiorentina»? Già da tempo i musicologi hanno messo in guardia contro questo errore, ma esso viene ancora ripetuto con una insistenza e una monotonia davvero sconfortanti. La «Camerata fiorentina» era un'accolta di eruditi
d'ogni specie che su la fine del cinquecento si adunava in Firenze nella casa del Conte Giovanni Bardi, e partito questi per Roma, continuò a riunirsi nella casa di Messer Jacopo Corsi. Nel numero di questi eruditi, letterati, umanisti, musicisti e poeti, era il liutista e compositore, Vincenzo Galilei, padre del sommo fisico, il quale sosteneva che si doveva «far ragionare un solo cantando et non tanti nell'istesso tempo come oggi (contr'ogni dovere) si costuma».

Nei madrigali e in generale nella musica polifonica «tanti nell'istesso tempo» cantavano, e questo accadeva da almeno due secoli. La mira è dunque contro la polifonia e in sostegno del canto monodico. Nello stesso tempo il cantore Giulio Caccini compone arie e canzonette a una sola voce, che poi raccoglierà nel 1601 sotto il titolo significativo di «Nuove Musiche».

 

   
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